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Adriblastina - Ev Fl 10mg+f 5ml - foglio illustrativo

Forma: Polvere e solvente per soluzione iniettabile
Principio attivo: Doxorubicina Cloridrato

Denominazione

ADRIBLASTINA

Formulazioni

Adriblastina - Ev Fl 10mg+f 5ml Adriblastina - Ev Fl 50mg Liof

Categoria farmacoterapeutica

Antibiotici citotossici e sostanze correlate.

Principio attivo

Doxorubicina cloridrato.

Eccipienti

Prodotto da 10 mg: metil-paraidrossibenzoato, lattosio. Solvente: soluzione fisiologica salina. Prodotta da 50 mg: metil-paraidrossibenzoato, lattosio.

A cosa serve

Il farmaco ha dato risultati positivi inducendo regressione in varie malattie neoplastiche quali: carcinoma della mammella, del polmone, della vescica, della tiroide, dell'ovaio; osteosarcoma e sarcoma dei tessuti molli, linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin, neuroblastoma, tumore di Wilms, leucemia linfoblastica acuta, leucemia mieloblastica acuta. Il medicinale ha dato risultati positivi nei tumori superficiali della vescica, quando somministrata per via endovescicale, sia dopo resezione transuretrale (trattamento precauzionale), sia a scopo terapeutico. Risultati positivi si sono ottenuti anche in altri tipi di tumori solidi, ma lo studio e' ancora troppo limitato per giustificare indicazioni specifiche.

Controindicazioni

Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti e/o ad altre antracicline o antracenedioni. Uso endovenoso: mielosoppressione persistente; grave insufficienza epatica; grave insufficienza miocardica; infarto miocardico recente; grave aritmia; pregresso trattamento con le massime dosi cumulative di doxorubicina, daunorubicina, epirubicina, idarubicina e/o di altre antracicline e antracenedioni. Uso endovescicale: infezioni delle vie urinarie; infiammazione dellavescica; ematuria.

Posologia

Via endovenosa: quando il medicinale e' impiegato come unico agente antiblastico la dose consigliata negli adulti e' di 60-75 mg/m^2 di superficie corporea da somministrarsi per iniezione E.V. a intervalli di 21 giorni compatibilmente con le condizioni ematomidollari. La dose inferiore (60 mg/m^2) e' raccomandata per i pazienti con riserve midollari ridotte dovute ad eta' avanzata, terapie precedenti, o infiltrazioneneoplastica midollare. La dose di 60-75 mg/m^2 puo' essere somministr ata in una unica iniezione o suddivisa in 2-3 gg. consecutivi. Specialmente per l'eta' pediatrica e' stata suggerita una posologia alternativa di 30 mg/m^2/die E.V. per tre giorni consecutivi; tale ciclo e' da ripetersi ogni 4 settimane. La dose cumulativa del farmaco per via E.V., indipendentemente dallo schema di somministrazione, non deve superare i 550 mg/m^2 di superficie corporea. Il farmaco e' attualmente impiegato estensivamente anche in polichemioterapia a dosi usuali di 25-50mg/m^2 ogni 3-4 settimane in combinazione con altri agenti dotati di azione mielodepressiva e a dosi di 60-75 mg/m^2 se combinata con altrifarmaci che non presentano tossicita' midollare. Il dosaggio del farm aco deve essere ridotto in quei pazienti che presentano una compromissione della funzionalita' epatica, onde evitare un aumento della tossicita' globale. In linea di massima quando i livelli ematici di bilirubina si aggirano su 1,2-3 mg/100 ml e la ritenzione della bromosulfonftaleina e' del 9-15% si raccomanda di somministrare meta' della normale dose di farmaco. Se i livelli di bilirubinemia sono ancora piu' elevati, si raccomanda di somministrare un quarto della normale dose. Una moderata compromissione della funzione renale non sembra essere un motivo per modificare le dosi raccomandate, data la bassa escrezione del farmaco attraverso l'emuntorio renale. Via endovescicale: la dose consigliata per il trattamento topico endovescicale e' di 30-50 mg per instillazione, da somministrarsi ad intervalli variabili da una settimana ad un mese. A seconda che si tratti di un trattamento precauzionale o terapeutico, il ritmo di somministrazione e la durata del trattamento dovranno essere di volta in volta stabiliti. Le limitazioni relative altrattamento con il medicinale per via endovenosa non sono valide per la somministrazione per via endovescicale, in quanto l'assorbimento e il passaggio del farmaco nella circolazione generale sono molto limitati. >>Modalita' di somministrazione. Via endovenosa: il medicinale none' attivo per via orale e non deve essere somministrato per via intra muscolare o intratecale. La somministrazione viene fatta per iniezioneendovenosa e, nel caso di trattamento locoregionale dei tumori, per i nfusione endoarteriosa lenta, o per via topica endovescicale per mezzodi catetere. Il farmaco si scioglie completamente e rapidamente sia i n acqua che in soluzione fisiologica salina. Quest'ultima e' preferibile perche' permette di ottenere una soluzione isotonica notoriamente meglio tollerata. E' opportuno eseguire la somministrazione endovenosa nell'arco di 5-10 minuti attraverso il tubolare di una fleboclisi di soluzione fisiologica in corso, dopo essersi accertati che l'ago sia perfettamente in vena. Questa tecnica riduce il pericolo di trombosi e di stravaso perivenoso, evento che puo' condurre a grave cellulite o necrosi. Una sclerosi venosa puo' essere osservata quando l'iniezione sia eseguita in piccoli vasi o venga ripetuta in vena. Questa tecnica riduce il pericolo di fuoriuscita del farmaco ed assicura il lavaggio della vena al termine della somministrazione. Via endovescicale: la somministrazione endovescicale non e' adatta per il trattamento di tumori invasivi che hanno infiltrato lo strato muscolare della parete vescicale. Per il trattamento endovescicale si suggerisce di somministrare ilfarmaco alla concentrazione di 1 mg/ml. Il farmaco deve essere infuso utilizzando un catetere e trattenuto all'interno della vescica per 1- 2 ore. Durante l'infusione il paziente deve essere ruotato in modo da aumentare la superficie di contatto della mucosa della vescica e dellapelvi con la soluzione. Al fine di evitare un'eccessiva diluizione co n le urine, si deve dare istruzione al paziente di non bere alcun liquido nelle 12 ore che precedono l'infusione e di svuotare la vescica alla fine dell'infusione.

Conservazione

Non pertinente.

Avvertenze

Prima di iniziare il trattamento, i pazienti devono recuperare dalla tossicita' acuta da precedente terapia citotossica. La clearance sistemica di doxorubicina risulta ridotta nei pazienti obesi. La cardiotossicita' e' un rischio del trattamento con le antracicline che si puo' manifestare con eventi acuti o ritardati. La cardiotossicita' immediata della doxorubicina si manifesta principalmente con tachicardia sinusale e/o alterazioni del tracciato ECG. La cardiotossicita' ritardata solitamente si manifesta tardi nel corso del trattamento o entro i 2-3 mesi successivi alla fine del trattamento, ma sono stati anche segnalatieventi che si manifestano piu' tardi, dopo diversi mesi o anni dalla fine della terapia. La cardiomiopatia ritardata si manifesta mediante una ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) e/o segni e sintomi di scompenso cardiaco congestizio. Sono stati inoltre segnalati effetti subacuti come pericardite/miocardite. Lo scompenso cardiaco potenzialmente fatale rappresenta la forma piu' grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e rappresenta la tossicita' che limita le dosi cumulative del medicinale. Tale rischio puo' essere ridotto conun monitoraggio regolare della LVEF. I metodi quantitativi indicati p er il controllo regolare della funzionalita' cardiaca (LVEF) sono il MUGA scan o l'ecocardiografia. Effettuare la valutazione ripetuta dellaLVEF mediante ecocardiografia o MUGA soprattutto con dosi cumulative elevate di antracicline. La tecnica di monitoraggio utilizzata deve essere coerente durante il periodo di follow-up. Non somministrare le antracicline, in associazione ad altri agenti cardiotossici a meno che la funzionalita' cardiaca del paziente non venga attentamente monitorata. I pazienti che assumono antracicline dopo l'interruzione del trattamento con altri agenti cardiotossici, ed in particolar modo con quelliche hanno una lunga emivita come il trastuzumab, possono essere anche esposti ad un aumentato rischio di comparsa di cardiotossicita'. Il t rastuzumab ha una emivita di circa 28,5 giorni e puo' persistere nel sistema circolatorio fino a 24 settimane. Pertanto, se possibile, evitare una terapia a base di antracicline fino a 24 settimane dopo la finedel trattamento con trastuzumab. Se vengono utilizzate antracicline p rima di questo tempo, monitorare la funzionalita' cardiaca del paziente. Tuttavia, la cardiotossicita' con doxorubicina puo' verificarsi condosi cumulative piu' basse in presenza o in assenza di fattori di ris chio per la tossicita' cardiaca. I bambini e gli adolescenti, risultano esposti ad un rischio maggiore di comparsa ritardata della cardiotossicita'. In particolare quelli di sesso femminile possono essere esposti a un rischio maggiore rispetto a quelli di sesso maschile. E' probabile che la tossicita' di doxorubicina e delle altre antracicline e antracenedioni sia additiva. Doxorubicina, puo' indurre mielodepressione. Prima e durante ogni ciclo di terapia con doxorubicina valutare il profilo ematologico, incluso la conta differenziale dei globuli bianchi(WBC). La leucopenia e la neutropenia raggiungono il nadir solitament e tra i 10 ed i 14 giorni successivi alla somministrazione del medicinale; tuttavia, la conta dei globuli bianchi/neutrofili torna generalmente ai livelli normali entro il ventunesimo giorno. Sono stati riportati casi di leucemia secondaria, con o senza fase preleucemica. La leucemia secondaria e' piu' comune quando questi medicinali vengono cosomministrati con agenti antineoplastici che danneggiano il DNA, in combinazione con la radioterapia, quando i pazienti sono stati pesantemente pretrattati con farmaci citotossici, o quando le dosi di antracicline sono state aumentate. Queste leucemie possono avere un periodo di latenza che varia da 1 a 3 anni. Doxorubicina induce emesi. Una mucosite/stomatite di solito compare immediatamente dopo l'inizio del trattamento e, se grave, puo' progredire in pochi giorni ad ulcerazioni delle mucosa. La principale via di eliminazione di doxorubicina e' rappresentata dal sistema epatobiliare. Valutare la bilirubina sierica totale prima e durante il trattamento. I pazienti con livelli di bilirubina elevati possono avere una clearance della doxorubicina ridotta associata ad un conseguente aumento della tossicita' globale; si raccomanda di ridurre il dosaggio. I pazienti affetti da grave insufficienza epatica non devono assumere doxorubicina. L'iniezione in un piccolo vaso o iniezioni precedenti effettuate nella stessa vena puo' determinare flebosclerosi. Se durante la somministrazione endovenosa dovessero comparire segni o sintomi di stravaso, interrompere l'infusione del medicinale. Doxorubicina puo' determinare iperuricemia come conseguenza dell'esteso catabolismo delle purine associato alla rapida lisi delle cellule tumorali indotta dal medicinale. Valutare i livelli ematici di acido urico, potassio, calcio fosfato e creatinina dopo l'inizio del trattamento. L'idratazione, l'alcalinizzazione delle urine e la profilassi con allopurinolo per prevenire l'uricemia possono minimizzare le potenzialicomplicanze della sindrome da lisi tumorale. La somministrazione di v accini vivi o vivi attenuati in pazienti immunocompromessi dagli agenti chemioterapici inclusa la doxorubicina, possono determinare infezioni gravi o fatali. Evitare la vaccinazione con un vaccino vivo nei pazienti che assumono doxorubicina. I vaccini uccisi o inattivati possono essere somministrati; tuttavia, la risposta a tali vaccini potrebbe essere ridotta. La doxorubicina puo' intensificare gli effetti tossici di altri farmaci anticancro. Sono stati riportati casi di esacerbazionedella cistite emorragica indotta da ciclofosfamide ed un aumento dell a tossicita' epatica associata alla 6-mercaptopurina. Sono state inoltre riportate altre tossicita' indotte da radiazioni. In concomitanza con l'utilizzo di doxorubicina sono stati riportati casi di tromboflebiti e di fenomeni tromboembolici (in alcuni casi fatale), inclusa l'embolia polmonare. Porre attenzione quando il trattamento viene effettuato per via endovescicale. La somministrazione di doxorubicina per via endovescicale puo' determinare la comparsa di sintomi di cistite chimica e compressione vescicale. Si richiede di prestare particolare attenzione ai problemi legati alla cateterizzazione. Il prodotto, ha dimostrato proprieta' cancerogena negli animali in particolari condizioni sperimentali. Il farmaco puo' determinare una colorazione rossa delle urine fino a 1-2 giorni dopo la somministrazione. In pazienti con leucemia acuta non linfocitica trattati con polichemioterapia comprendente doxorubicina e citarabina per 3 giorni consecutivi, possono osservarsi ulcerazioni e necrosi del colon; tali eventi possono condurre all'exitus per emorragia o infezioni intercorrenti. Il farmaco contiene metil- paraidrossibenzoato e lattosio.

Interazioni

La doxorubicina e' un importante substrato del citocromo P450 CYP3A4 eCYP2D6 e della glicoproteina P. Sono state riportate delle reazioni c linicamente significative con gli inibitori del CYP3A4, del CYP2D6, e/o della P-gp (come il verapamil), che hanno determinato un aumento della concentrazione e dell'effetto clinico della doxorubicina. Gli induttori del CYP3A4 (ad es. il fenobarbitale, la fenitoina, l'Erba di San Giovanni) e gli induttori della glicoproteina P possono ridurre la concentrazione della doxorubicina. L'aggiunta della ciclosporina alla doxorubicina puo' comportare un incremento dell'area sotto la curva concentrazione-tempo (AUC) sia per la doxorubicina che per il doxorubicinolo, forse dovuto ad una riduzione della clearance del farmaco precursore e ad una riduzione del metabolismo del doxorubicinolo. Dati di letteratura suggeriscono che l'aggiunta della ciclosporina alla doxorubicina causa una tossicita' ematologica piu' intensa e prolungata rispetto a quella osservata con la sola doxorubicina. Sono stati inoltre descritti coma e attacchi epilettici associati a somministrazione concomitante di ciclosporina e doxorubicina. Il medicinale non deve essere mescolato con eparina in quanto questi farmaci presentano incompatibilita' chimica ed in certe proporzioni formano un precipitato. Il farmaco viene usato anche in associazione ad altri chemioterapici antitumorali. E' possibile che gli effetti tossici si sommino a quelli degli altri farmaci soprattutto per quanto concerne gli effetti sul midollo osseo/ematologici e gastrointestinali. E' necessario monitorare la funzionalita' cardiaca durante il trattamento quando doxorubicina viene somministrata in combinazione chemioterapica con altri medicinali potenzialmente cardiotossici, o con altri composti cardioattivi (ad es. i calcioantagonisti). E' assolutamente sconsigliabile mescolare contemporaneamente piu' farmaci nella stessa siringa. Il paclitaxel, quando e' somministrato prima del farmaco, puo' causare un aumento delle concentrazioni plasmatiche di doxorubicina e/o dei suoi metaboliti. Dati certi mostrano che, quando il farmaco e' somministrata prima del paclitaxel, questo effetto e' minore. Durante il trattamento concomitante con sorafenib400 mg due volte al giorno, sono stati osservati sia degli aumenti (2 1% e 47%) sia nessuna modifica dell'AUC di doxorubicina. Il significato clinico di questi risultati non e' noto.

Effetti collaterali

Patologie del sistema emolinfopoietico. Mielodepressione: leucopenia, neutropenia, anemia, trombocitopenia. Patologie cardiache. Cardiotossicita': tachicardia sinusale, tachiaritmia, blocco atrioventricolare e blocco di branca, insufficienza cardiaca congestizia. Mielodepressionee cardiotossicita' sono i due effetti collaterali di maggiore importa nza. Infezioni ed infestazioni: infezioni, sepsi/setticemia. Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi): leucemia linfocitica acuta, leucemia mielogena acuta. Disturbi del sistema immunitario: occasionalmente sono stati riportati episodi allergici con febbre, brividi, orticaria. E' stata riportata la possibilita' di shock anafilattico. Disturbi del metabolismo e della nutrizione: anoressia, disidratazione, iperuricemia. Patologie dell'occhio: congiuntiviti/cheratiti, lacrimazione. Patologie vascolari: emorragia, vampate di calore, flebiti, tromboflebiti, tromboembolia, shock. Patologie della cute edel tessuto sottocutaneo: l'alopecia rappresenta il sintomo collatera le piu' frequente comparendo in circa l'86% dei casi trattati. E' accompagnata da arresto della crescita della barba nel maschio, ma e' reversibile al termine del trattamento. Tossicita' locale, rash/prurito, alterazioni cutanee, iperpigmentazione della cute e delle unghie, fotosensibilita', ipersensibilita' di tessuto precedentemente irradiato ("reazione di richiamo su aree irradiate"), orticaria, eritema acrale, eritrodisestesia palmo-plantare. Patologie gastrointestinali: mucositi/stomatiti. Una stomatite puo' comparire dopo circa 5-10 giorni dall'inizio del trattamento; essa e' caratterizzata da aree di erosione dolenti e localizzate particolarmente lungo i margini laterali della lingua ed a livello della mucosa sublinguale. La sua frequenza e gravita' sono risultate maggiori con gli schemi di dosaggio che prevedono la somministrazione del farmaco per tre giorni consecutivi. Possono manifestarsi disturbi dell'apparato gastro-intestinale quali nausea, vomito, iperpigmentazione della mucosa orale, esofagite, dolore addominale, erosione gastrica, sanguinamento del tratto gastro-intestinale, diarrea, colite. Patologie renali e urinarie: colorazione rossa delle urine per 1o 2 giorni dalla somministrazione. Durante la somministrazione per vi a endovescicale, possono comparire ematuria, bruciori vescicali e uretrali, disuria, stranguria, pollachiuria. Questi sintomi sono in generedi modesta entita' e di breve durata. Patologie dell'apparato riprodu ttivo e della mammella: amenorrea, oligospermia, azospermia. Patologiesistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: males sere/astenia, febbre, colpi di freddo. Se durante la somministrazione il farmaco fuoriesce dalla vena, cio' comporta gravi lesioni tissutalifino alla necrosi. Una sclerosi venosa e' stata osservata specialment e quando vengono utilizzati piccoli vasi o quando la stessa vena sia impiegata per somministrazioni ripetute. Esami diagnostici: anomalie dell'ECG, riduzione asintomatica della frazione di eiezione del ventricolo sinistro, alterazioni dei valori delle transaminasi.

Gravidanza e allattamento

Il medicinale puo' causare infertilita' nelle donne durante il trattamento. Il farmaco puo' causare amenorrea. L'ovulazione e le mestruazioni sembrano tornare dopo la fine del trattamento, sebbene puo' verificarsi la comparsa di menopausa prematura. Il medicinale e' mutageno e puo' determinare un danno cromosomiale negli spermatozoi umani. L'oligospermia o l'azospermia puo' essere permanente; tuttavia, e' stato riportato che in alcuni casi la conta degli spermatozoi torna ad essere nella norma. Questo puo' accadere diversi anni dalla fine del trattamento. Gli uomini che sono in trattamento con il farmaco devono fare uso dimetodi contraccettivi efficaci. Studi in vivo ed in vitro hanno dimos trato il potenziale embriotossico di doxorubicina. Doxorubicina, somministrata nei ratti femmina prima e durante l'accoppiamento, la gravidanza e l'allattamento, si e' dimostrata tossica sia per la madre sia per il feto. Doxorubicina, somministrata durante la gravidanza, e' stataassociata a danno fetale. Le pazienti che assumono doxorubicina duran te la gravidanza o che rimangono incinte durante il trattamento con doxorubicina, devono essere informate circa il potenziale rischio per ilfeto.

Prezzo

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