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Aracytin - Iv Sc 1fl 500mg+f10ml - foglio illustrativo

Forma: Polvere e solvente per soluzione iniettabile
Principio attivo: Citarabina

Denominazione

ARACYTIN POLVERE E SOLVENTE PER SOLUZIONE INIETTABILE

Formulazioni

Aracytin - Iv Sc 1fl 100mg+f 5ml Aracytin - Iv Sc 1fl 500mg+f10ml

Categoria farmacoterapeutica

Antimetaboliti.

Principio attivo

Citarabina.

Eccipienti

Ogni fiala di solvente contiene: acqua per preparazioni iniettabili.

A cosa serve

Il medicinale e' indicato per indurre la remissione nella leucemia acuta mieloide dell'adulto e del bambino. E' secondariamente indicato neltrattamento delle altre forme proliferative della serie bianca.

Controindicazioni

Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati; la terapia con il medicinale non deve essere effettuata in pazienti con preesistente depressione midollare indotta da altri farmaci, a meno che tale terapia sia considerata la migliore alternativa terapeutica per il paziente.

Posologia

Nella terapia di induzione nella leucemia acuta non-linfocitica la dose usuale di citarabina in associazione ad altri farmaci anti-blastici e' 100 mg/m^2/die in infusione endovenosa continua (giorni 1-7) oppure100 mg/m^2 E.V. ogni 24 ore (giorni 1-7). Per l'impiego nella leucemi a acuta linfocitica si deve consultare la relativa letteratura per le attuali raccomandazioni. Metodo di somministrazione: il prodotto non e' attivo per via orale. Lo schema ed il modo della somministrazione variano in funzione del programma terapeutico che verra' adottato. Il farmaco puo' essere somministrato per iniezione endovenosa rapida o per infusione venosa lenta e per iniezione sottocutanea. In alcuni pazienti si sono verificate tromboflebiti al sito dell'infusione venosa e raramente si e' verificato dolore e infiammazione al sito dell'iniezione sottocutanea. I pazienti possono tollerare dosi complessivamente superiori quando il farmaco viene somministrato mediante iniezione endovenosa rapida rispetto all'infusione lenta. Infatti in tale caso si verifica una rapida inattivazione del farmaco con riduzione del tempo di esposizione sia delle cellule normali che neoplastiche. Le cellule normali e neoplastiche sembrano rispondere in modo approssimativamente parallelo a questi diversi modi di somministrazione e non e' stata dimostrata alcuna chiara differenza sul piano clinico. Compatibilita' con medicinali: la citarabina e' compatibile con i seguenti medicinali, alle concentrazioni di seguito specificate, in Destrosio 5% in acqua per otto ore: citarabina 0,8 mg/ml e cefalotina sodica 1,0 mg/ml; citarabina 0,4 mg/ml e prednisolone sodio fosfato 0,2 mg/ml; citarabina 16 mcg/mle vincristina solfato 4 mcg/ml, citarabina 0,4 mg/ml e metotrexato 0, 2 mg/ml.

Avvertenze

Usare il farmaco solo da clinici esperti in chemioterapia antineoplastica. Da non usarsi in gravidanza accertata o presunta. Il principale effetto secondario del farmaco e' la mieloinibizione con conseguente leucopenia, trombocitopenia ed anemia. Manifestazioni secondarie di minore entita' sono rappresentate da nausea, vomito, diarrea, dolori addominali ed ulcerazioni del cavo orale; sono possibili alterazioni della funzionalita' epaticaIl farmaco ha una potente attivita' mieloinibitrice; la gravita' dipende dal dosaggio e dallo schema di somministrazione. Iniziare la terapia con cautela nei pazienti con preesistente depressione midollare indotta da farmaci. Sorvegliare i pazienti trattati con il farmaco e, durante la terapia effettuare giornalmente il conteggio dei globuli bianchi e delle piastrine. Effettuare esami del midolloosseo frequentemente dopo la scomparsa delle forme blastiche dal sang ue periferico. Devono essere disponibili tutte le misure idonee alla gestione di complicazioni, anche fatali, della soppressione del midolloosseo. Effettuare la terapia con il farmaco o sospenderla quando le p iastrine scendono al di sotto di 50.000/mm^3 o quando i granulociti scendono al di sotto di 1.000/mm^3. Il conteggio degli elementi formati nel sangue periferico puo' continuare a scendere dopo la sospensione del farmaco e raggiungere il nadir dopo intervalli di 12-24 giorni dal termine della somministrazione. Il trattamento puo' essere ripreso quando si manifestano segni precisi di recupero dell'attivita' midollare con aumento delle piastrine o dei granulociti. Attendere che i valori ematologici si normalizzino prima di riprendere il trattamento puo' comportare la perdita del controllo della malattia. Precauzioni diverse possono essere adottate in caso di gravi segni di tossicita' in altri apparati o per la rapida caduta degli elementi formati nel sangue periferico. Sono state riportate reazioni anafilattiche. Sono stati segnalati casi di anafilassi che hanno portato ad arresto cardiopolmonare acuto, per i quali e' stata necessaria la rianimazione del paziente. Questi eventi si sono verificati subito dopo l'infusione di citarabina. Il farmaco somministrato secondo schemi posologici elevati (2-3 g/m^2) ha provocato tossicita' grave a volte fatale (diversa da quella riscontrata con i regimi terapeutici convenzionali) a carico del sistema nervoso centrale, dell'apparato gastrointestinale e dei polmoni. Queste reazioni comprendono tossicita' corneale reversibile e congiuntivite emorragica, disfunzioni cerebrali e cerebellari, usualmente reversibili,che comprendono modificazioni della personalita', sonnolenza, convuls ioni e coma; grave ulcera gastrointestinale, compresa la pneumatosi cistoide intestinale che puo' portare a peritonite; sepsi e ascessi epatici; danno epatico con aumento della bilirubinemia; necrosi intestinale e colite necrotizzante; edema polmonare. In seguito alla somministrazione di citarabina secondo schemi posologici a dosi elevate, sono stati riportati tossicita' polmonare grave e talora fatale, sindrome da distress respiratorio dell'adulto ed edema polmonare. Dopo terapia sperimentale con dosi elevate di citarabina per il trattamento delle recidive della leucemia e' stata segnalata una da insufficienza respiratoria improvvisa rapidamente progredita in edema polmonare e cardiomegaliaradiograficamente evidente (puo' essere fatale). Casi di cardiomiopat ia con conseguenze fatali, si sono verificati dopo terapia con dosi sperimentali elevate di citarabina in associazione a ciclofosfamide per la preparazione al trapianto midollare. Sono state riportate neuropatie periferiche motorie e sensoriali dopo consolidamento con dosi elevate di citarabina, daunorubicina e asparaginasi in pazienti adulti affetti da leucemia acuta non linfocitica. Osservare i pazienti trattati con il farmaco a dosi elevate per la possibile insorgenza di neuropatie,dal momento che possono essere necessarie variazioni dello schema pos ologico per evitare alterazioni neurologiche irreversibili. Raramente e' stato segnalato grave rash cutaneo che ha indotto desquamazione. Alopecia totale viene piu' comunemente osservata con la terapia a dosaggi elevati rispetto al programma terapeutico standard con citarabina. La somministrazione per infusione endovenosa rapida di elevate dosi e' accompagnata frequentemente da nausea e talvolta da vomito che si puo'protrarre anche per alcune ore. Questo problema e' generalmente minor e qualora il farmaco sia somministrato per infusione lenta. Schemi posologici convenzionali: sono stati riportati dolore addominale e colitepositiva al test al guaiaco, con associate neutropenia e trombocitope nia, in pazienti trattati con dosi convenzionali di citarabina in associazione ad altri medicinali. I pazienti hanno risposto ad un intervento medico di tipo non chirurgico. E' stata segnalata una paralisi ascendente progressiva ritardata, che e' risultata fatale, in bambini affetti da leucemia mieloide acuta in seguito alla somministrazione intratecale ed endovenosa di dosi convenzionali citarabina in associazione ad altri medicinali. Una parte consistente di citarabina dopo somministrazione e' apparentemente soggetta a detossificazione epatica. In particolare e' piu' probabile che i pazienti con funzionalita' epatica o renale compromesse sviluppino tossicita' a carico del sistema nervoso centrale a seguito del trattamento con dosaggi elevati di citarabina. Si consiglia pertanto di usare il farmaco con cautela e, se possibile, di ridurre il dosaggio in pazienti con funzionalita' epatica o renale compromesse. Sottoporre i pazienti in trattamento con il medicinale a controlli periodici della attivita' del midollo osseo e della funzionalita' epatica e renale. Sono stati riportati gravi casi di reazioni avverse neurologiche che vanno dal mal di testa alla paralisi, al coma ead episodi simil-ictus soprattutto in giovani e adolescenti a cui era stata somministrata citarabina in combinazione con metotressato intra tecale. Il farmaco puo' indurre uno stato di iperuricemia secondario alla rapida lisi delle cellule neoformate. Controllare pertanto i livelli della uricemia ed instaurare le misure terapeutiche adatte qualora cio' si renda necessario. Sono stati segnalati casi di pancreatite acuta nei pazienti che sono in trattamento con il farmaco in associazionea numerosi altri farmaci. La somministrazione di vaccini vivi o vivi attenuati in pazienti immunocompromessi dagli agenti chemioterapici incluso la citarabina, possono determinare infezioni gravi o fatali. Evitare la vaccinazione con un vaccino vivo nei pazienti che assumono citarabina. I vaccini uccisi o inattivati possono essere somministrati; tuttavia, la risposta a tali vaccini potrebbe essere ridotta. La citarabina ha mostrato attivita' mutagena e cancerogena negli animali.

Interazioni

Digossina: diminuzioni reversibili delle concentrazioni plasmatiche allo steady-state della digossina e dell'escrezione del glicoside renalesono state osservate in pazienti riceventi beta-acetildigossina con r egimi chemioterapeutici contenenti ciclofosfamide, vincristina e prednisone con o senza il farmaco o procarbazina. Le concentrazioni plasmatiche allo steady-state della digitossina non apparivano cambiate. Pertanto puo' essere indicato il monitoraggio dei livelli plasmatici di digossina nei pazienti in trattamento con tale regime di chemioterapia. L'impiego della digitossina in tali pazienti puo' essere considerato come un'alternativa. Gentamicina: la citarabina ha mostrato un antagonismo in vitro con la gentamicina nella suscettibilita' dei ceppi K.pneumoniae. Pertanto nei pazienti in trattamento con citarabina che presentano una infezione da K.pneumoniae trattata con gentamicina, l'assenzadi una pronta risposta terapeutica puo' indicare la necessita' di una rivalutazione della terapia antibatterica. Fluorocitosina: e' possibi le una inibizione dell'efficacia della fluorocitosina durante la terapia con il medicinale per potenziale inibizione competitiva del suo uptake. Metotressato: la citarabina somministrata per via endovenosa in concomitanza con metotressato somministrato per via intratecale puo' aumentare il rischio di reazioni avverse neurologiche gravi come mal di testa, paralisi, coma e episodi simil-ictus.

Effetti collaterali

Le reazioni avverse riportate sono elencate qui sotto in base alla Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA e alla frequenza. Le frequenze sono cosi' definite: molto comune (>=1/10), comune (>=1/100,=1/1.000, =1/10.000,

Gravidanza e allattamento

Non sono stati condotti studi sull'uso di citarabina nelle donne in gravidanza. Il medicinale ha azione teratogena in alcune specie animali.Questo medicinale deve essere utilizzato in gravidanza o in eta' fert ile solo dopo aver preso in considerazione il potenziale beneficio ed il potenziale rischio sia per la madre sia per il feto. Neonati normali sono stati partoriti da pazienti trattate con citarabina durante la gravidanza (da sola o in associazione con altri farmaci); alcuni di questi neonati erano prematuri o avevano un basso peso alla nascita. Alcuni dei neonati normali a seguito dell'esposizione alla citarabina sono stati monitorati dall'eta' di 6 settimane all'eta' di 7 anni e non hanno mostrato anomalie. Un neonato apparentemente normale e' morto a 90 giorni a seguito di una gastroenterite. Le donne in eta' fertile devono essere avvisate di evitare una gravidanza. Sono state riportate anomalie congenite, soprattutto quando il feto e' stato esposto alla terapia sistemica con citarabina durante il primo trimestre di gestazione. Queste anomalie comprendono alterazioni delle estremita' superiori ed inferiori e malformazioni delle estremita' e delle orecchie. Duranteil periodo neonatale, nei neonati esposti alla citarabina in utero, s ono stati riportati: pancitopenia, leucopenia, anemia, trombocitopenia, alterazioni elettrolitiche, eosinofilia transitoria, elevati livellidi IgM e iperpiressia, sepsi e morte. Alcuni di questi neonati erano anche prematuri. Sono stati effettuati aborti terapeutici in donne in gravidanza che assumevano citarabina. Alcuni feti erano normali mentrealtri hanno riportato conseguenze fetali quali splenomegalia e trisom ia di un cromosoma del gruppo C nel tessuto corionico. Per il rischio di potenziali anomalie, causate dalla terapia citotossica, particolarmente durante il primo trimestre di gestazione, le pazienti gia' gravide o che lo diventino durante il trattamento con il farmaco, devono essere informate sui potenziali rischi per il feto e consigliate sull'opportunita' di continuare o meno la gravidanza. Tale rischio, pur essendo presente, e' considerevolmente ridotto se la terapia viene iniziata durante il secondo o il terzo trimestre di gravidanza. Benche' neonatinormali siano stati partoriti da pazienti trattate durante l'intero p eriodo della gravidanza, e' consigliabile che questi bambini vengano tenuti sotto osservazione medica. Non sono disponibili dati nell'uomo onell'animale relativi alla escrezione di citarabina nel latte. E' buo na norma pertanto interrompere l'allattamento o sospendere la terapia con il farmaco, tenendo in considerazione l'importanza del farmaco perla madre.

Prezzo

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